La “strana” morte di Loris D’Ambrosio, tra polemiche e dietrologie

Il 26 luglio del 2012 potrebbe essere tramandato ai posteri come data importante nella storia del nostro paese. Ieri l’attenzione dell’opinione pubblica era (giustamente) rivolta alle questioni economiche. Dopo un inizio di settimana nero dal punto di vista degli indici borsistici, un inizio settimana scandito dall’aumento degli spread ai livelli del Governo Berlusconi, e dall’oramai irreversibile crisi spagnola, giovedì una notizia di politica interna ha riportato (indirettamente) l’attenzione dell’opinione pubblica sulla trattativa Stato-Mafia e sulle stragi del ’92.

Nel pomeriggio le agenzie stampa italiane hanno battuto una notizia inaspettata e improvvisa, come inaspettate ed improvvise sono tutte le notizie di questo genere, ossia la morte (per infarto) del consigliere giuridico di Giorgio Napolitano: il dottor Loris D’Ambrosio. A poche ore dal fatto si è scatenata subito la polemica politica. D’Ambrosio era stato protagonista dello “scontro” tra i pm di Palermo e il Capo Dello Stato: le sue conversazioni con Nicola Mancino – in cui l’ex Presidente del Senato chiedeva un coordinamento delle indagini tra le procure – erano state intercettate ed avevano posto dei dubbi sull’effettiva volontà dello Stato di giungere a una verità giudiziaria sugli eventi di quel tragico ’92. Queste le dichiarazioni del Presidente della Repubblica: “Annuncio con animo sconvolto e con profondo dolore la repentina scomparsa del dottor Loris d’Ambrosio, prezioso collaboratore mio come gia’ del mio predecessore, che ha per lunghi anni prestato alla Presidenza della Repubblica l’apporto impareggiabile della sua alta cultura giuridica, delle sue molteplici esperienze e competenze di magistrato giunto ai livelli piu’ alti della carriera“.

La reazione di Napolitano non si è fatta quindi attendere. Il Presidente si è detto sconvolto per la morte del suo consigliere giuridico ed ha puntato il dito contro (a suo dire) l’irresponsabile campagna di insinuazioni che lo hanno visto coinvolto. Antonio Ingroia si è detto dispiaciuto, mentre Antonio Di Pietro invita a non strumentalizzare l’evento. Anche Maurizio Gasparri crede in un nesso causale tra le ultime polemiche relative alla trattativa e la morte di D’Ambrosio.
Una morte che in effetti qualche domanda la pone, considerato un altro evento concomitante, il nuovo incarico – per conto dell’Onu –  che (alcuni hanno inteso come un allontanamento) il pm Antonio Ingroia rivestirà in Guatemala. Come ebbe a dire Giulio Andreotti “a pensar male si fa peccato ma…”.

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