Uscire dall’Euro, una prospettiva sempre più plausibile

Fino a qualche mese fa sembrava una prospettiva irrealizzabile, fantascientifica al solo pensiero. L’uscita dell’Italia dall’euro – che a differenza dell’oramai probabile sganciamento della Grecia comporterebbe la disgregazione dell’Eurozona e la fine della moneta unica – è un’ipotesi non solo dettata dall’aumento vertiginoso dello Spread in questa torrida estate, quanto paventata da illustri economisti italiani e non solo.
Fino a qualche tempo fa tesi portata avanti da complottisti ed economisti eterodossi, oggi anche economisti ortodossi e premi nobel ipotizzano che la sola salvezza per i paesi PIIGS – onde evitare il default – sia quella di uscire dalla moneta unica ed attuare svalutazioni competitive che rilancino la domanda estera; al contempo stampare moneta e fermare le politiche di austerity che stanno mortificando la domanda interna di merci, facendo diminuire il gettito fiscale e, paradossalmente, stanno facendo aumentare il debito pubblico anzichè diminuirlo.

Il premio nobel per l’economia Paul Krugman dice che la Grecia è vittima dell’Euro; un altro premio nobel, Joseph Stiglitz rincara la dose affermando che i primi paesi a sganciarsi dall’Euro sono quelli che ne usciranno meglio. In un incontro con Massimo D’Alema e Mario Monti, Stiglitz diffida il governo italiano dal far ricorso a politiche di austerity, tuttavia i nostri governanti non sembrano aver colto i sui suggerimenti. Di seguito il video della discussione:

Anche tra gli economisti nostrani il dibattito è molto accesso e si registrano posizioni sempre più critiche nei confronti delle politiche europee, tedesche e della moneta unica. Ministro del governo Ciampi, l’economista Paolo Savona propone due strategie di uscita dalla crisi, una prevede sostanzialmente che la Bce diventi prestatore di ultima istanza, e che quindi garantisca illimitatamente il debito sovrano dei paesi membri dell’unione europea, l’altra riguarda per l’appunto uno sganciamento del nostro paese dal sistema della moneta unica.

Molto critico in questo senso è Alberto Bagnai, economista e docente dell’Università di Pescara, che sul suo blog Goofynomics analizza gli squilibri dell’eurozona centro-periferia tra le economie mature (la Germania) e le economie più arretrate (i paesi PIOGS), ben delineati in una  lunga intervista rilasciata a Claudio Messora.

Sul suo blog Byoblu lo stesso Messora parla in termini critici dell’euro, visto come strumento sostanzialmente imperialistico, e da spazio ad economisti come Claudio Borghi di delineare strategie di sganciamento.

In quest’ottica s’inserisce anche l’opinione dell’economista campano Emiliano Brancaccio, critico con la sinistra, rea di non avere una posizione unitaria rispetto alla crisi dell’eurozona.

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